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Crisi, in regione perse oltre 27mila imprese in dieci anni

26 gennaio 2018 | Categoria: Assimprese news
Crisi, in regione perse oltre 27mila imprese in dieci anni
La crisi ha lasciato per strada oltre 27mila imprese in dieci anni. E' dunque questo il bollettino che i dati fotografati Unioncamere Emilia Romagna ci mostrano a fine 2017. Anno, il 2017, che si chiude con un calo delle imprese attive (-2.756 unità, -0,7%), quindi in linea con l'anno precedente. La più ampia riduzione si ha nel commercio (-1.096), seguono agricoltura, costruzioni e manifattura. Segnali positivi vengono dai settori dei servizi, che nel complesso restano però invariati. Crescono solo le società di capitale (+1.743 unità, +2,1%), mentre si amplia la diminuzione delle ditte individuali (-2.719) e si riduce quella delle società di persone (-1.743).

FLESSIONE PIÙ CONTENUTA
La crisi fa dunque sentire i suoi effetti pur registrando un calo della base imprenditoriale più contenuto rispetto al trend degli ultimi anni. Le imprese registrate in Emilia-Romagna sono risultate 456.929 a fine anno, quindi 3.191 (-0,7%) in meno rispetto alla fine del 2016. Si tratta della più ampia flessione dal 2014, anche se nettamente inferiore a quelle subite nel biennio 2013-2014. Nel complesso del 2017, in ambito Emilia-Romagna, le iscrizioni (25.327) sono lievemente diminuite rispetto all'anno precedente (25.942). Le cessazioni sono state pari a 28.674, quindi sono rimaste sostanzialmente invariate rispetto al 2016 (28.608). Restituisce la misura dell'effettiva capacità della base imprenditoriale il numero delle imprese attive: 404.758 (-2.756 rispetto a fine 2016, -0,7%).

I COMPARTI PIÙ IN CRISI
A livello macro settori, la base imprenditoriale regionale dell'agricoltura, delle costruzioni e dell'industria continua a restringersi, mentre quella dell'aggregato dei servizi resta sostanzialmente invariata. In dettaglio, i settori che hanno maggiormente concorso alla riduzione delle imprese attive sono l'insieme del commercio (-1.096 unità, -1,2%), l'agricoltura, silvicoltura e pesca (-1.056 unità, -1,8%) e le costruzioni (-968 unità, -1,4%).
Segno rosso anche per l'industria manifatturiera (-676 unità, -1,5%), al cui interno tre quarti dei comparti registrano una riduzione delle imprese, il trasporto e magazzinaggio (-249 unità, -1,8%) e le attività immobiliari (-214 unità, -1,6%).

I COMPARTI IN RIPRESA
Segnali positivi solo dai settori dei servizi, in primo luogo dell'aggregato del noleggio, delle agenzie di viaggio e dei servizi di supporto alle imprese (+415 unità, +3,6%). In crescita le attività professionali, scientifiche e tecniche (+250, +1,6%), quelle dei servizi di alloggio e ristorazione (+239, +0,8%) e dei servizi alla persona (+269, +1,9%). Spicca la rapidità della crescita delle attive nella sanità e assistenza sociale (+4,6%) e dell'istruzione (+3,9%), ambiti nei quali lo stato del settore pubblico ha lasciato ampi spazi all'imprenditoria privata.

MENO DITTE INDIVIDUALI, PIÙ SOCIETÀ
Gli andamenti sono nettamente divergenti anche per le tipologie di forma giuridica delle imprese. La riduzione tendenziale della base imprenditoriale è stata determinata dal più forte andamento negativo delle ditte individuali, scese di 2.719 unità (-1,2%). Più contenuta è la riduzione delle società di persone, diminuite di 1.743 unità (-2,2%).
Queste ultime risentono negativamente dell'attrattività della normativa sulle società a responsabilità limitata, che sostiene l'aumento tendenziale delle società di capitale (+1.743 unità, +2,1%). Quest'ultimo risultato è però lievemente più contenuto rispetto all'anno precedente.